sabato 12 gennaio 2008

Un appello per la salvaguardia della salute e del paesaggio in Irpinia


Notizie dall’irpinia - Una tac per la salute e il paesaggio


Non ci facciamo ingannare dalle sirene mediatiche. Sappiamo che quando si spegneranno i riflettori sul problema dei rifiuti, non vorrà dire che il problema sarà stato risolto. Non possiamo in questo momento di militarizzazione immaginare di bloccare le scelte governative, ma chiediamo al Governo e alle altre autorità competenti quanto segue.1. Negli anni scorsi anche l’Irpinia è stata interessata allo smaltimento di varie sostanze tossiche. Chiediamo che venga avviata immediatamente un ricognizione capillare del nostro paesaggio per individuare e rimuovere queste sostanze. In caso contrario consideriamo le decisioni del governo gravemente lesive del nostro diritto alla salute proporremo l’astensione dal pagamento della tassa sui rifiuti. 2. Chiediamo le dimissioni dei vertici delle due ASL irpine, dell’Arpac e dei Consorzi Rifiuti, in quanto non hanno svolto adeguatamente le attività di controllo che avrebbero dovuto svolgere.3. Se le discariche ben controllate non presentano rischi particolarmente gravi non è necessario allocarle in ambiti poco urbanizzati e così distanti dai luoghi di raccolta. 4. Chiediamo che d’ora in avanti ci sia un controllo severissimo di tutte le fasi del ciclo dei rifiuti. Siamo indignati per quanto è accaduto in tutti questi anni e per la mancata assunzione di responsabilità da parte di quanti hanno gestito la materia. 5. La colpa dell’attuale situazione non è, come è stato scritto in questi giorni, di “preti e vescovi, giovani e donne e pensionati e intellettuali e poeti e cantastorie”, ma di chi si ostina a rimanere al suo posto (Bassolino, in primo luogo) umiliando in tal modo la democrazia, la civiltà e i cittadini onesti.La prossima assemblea è fissata per MERCOLEDI’ 16 GENNAIO a CARPIGNANO.


Le prime adesioni:

franco arminio, angelo verderosa, antonio romano, michele fumagallo, alfonso nannariello, tonino la penna, antonio morgante, lucio garofalo, enzo luongo, gaetano calabrese, michele ciasullo, luciana cerreta, dario bavaro, giovanni vuotto, mariarosaria vaiano, franco archidiacono, giovanni maggino, enzo filomena, michele giammarino, angelo cataldo


Tutte le firme sono su

venerdì 7 dicembre 2007

L'Irpinia ha tremato


Una scossa di terremoto è stata avvertita in Irpinia
Una breve scossa di terremoto del quinto grado della scala Mercalli è stata avvertita la notte scorsa in Alta Irpinia, esattamente nei comuni di Nusco, Lioni e Sant'Angelo dei Lombardi. La popolazione, ancora traumatizzata dal catastrofico evento tellurico del 23 novembre 1980, vive con angoscia ed inquietudine anche il minimo segnale che riporta alla mente quei tragici istanti risalenti a 27 anni fa. Sembra, per il momento, che non siano stati riscontrati danni alle abitazioni. Non si registrano feriti. Tuttavia, il panico che si è creato ha spinto molte persone a trascorrere la notte all'aperto. La scossa è stata avvertita anche nei comuni di Caposele, Calabritto, Montella, Senerchia, Montemarano e Laviano.

mercoledì 28 novembre 2007

A proposito di ecoballe a Lioni


- 6 BUONE RAGIONI CONTRO IL SITO DI STOCCAGGIO A LIONI -
1) Non si possono mettere siti di stoccaggio di ecoballe in zona sismica.

Lioni, come purtroppo sappiamo, è in zona sismica.
2) Non si possono mettere siti di stoccaggio di ecoballe in zona franosa.

Tre anni fa la zona è stata interessata da un movimento franoso.
3) Non si possono mettere siti di stoccaggio di ecoballe vicino ad un fiume.

Il fiume Ofanto dista solo 60 metri dal luogo di stoccaggio.
4) Non si possono mettere siti di stoccaggio di ecoballe vicino ad un centro abitato.

Il centro abitato di Lioni dista solo 450 metri.
5) Non si possono mettere siti di stoccaggio di ecoballe vicino a falde acquifere.

Territorio sotto tutela dell'AQP e dell' Alto Calore.
6) Non si possono mettere siti di stoccaggio di ecoballe vicino ad un metanodotto.

Il metanodotto passa a 50 metri dal sito.

venerdì 23 novembre 2007

Un ricordo d'autore


TERREMOTO / franco arminio
Dalle mie parti siamo tutti esperti di terremoto, almeno quelli che quando venne la scossa erano adulti: ventitré novembre 1980, le sette e mezza della sera, la terra fa tremare tutto l'Appennino meridionale, l'epicentro è tra le province di Avellino, Salerno e Potenza, una decina di paesi completamente distrutti (Conza, Laviano, San Mango, Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, solo per ricordarne alcuni) altre centinaia danneggiati più o meno gravemente, tremila persone morte, schiacciate dal peso delle case rotte, adesso penso al fatto che non tutte sono morte subito, c'è chi sarà rimasto in agonia per qualche ora, chi avrà sentito i soccorritori che stavano per raggiungerlo e non ce l'hanno fatta a prendergli le mani, il terremoto dal punto di vista dei morti è una cosa fatta di travi sulla pancia, di buio, di gambe rotte, è un trovarsi nella spina della vita all'improvviso, sei con la bocca davanti alla maniglia della tua stanza, guardi un televisore spento, stavi vedendo la partita, tua moglie era in cucina che preparava la cena, giocavano la Iuventus e l'Inter, ma non sai com'è andata a finire, sai che sta finendo la tua vita e ti fa rabbia che continua quella degli altri, ombre che staranno lì a spartirsi questo curioso bottino che è il tempo che passa, tu sei stato appena riportato tra loro, non puoi sapere che stanno polemizzando sui soccorsi che non sono arrivati, è arrivato il presidente della Repubblica e ha fatto una scenata alla classe politica, quella che ignorava che il cemento della tua casa era disarmato, quella che non si è preoccupata che la casa in cui è morta tua madre era fatiscente nonostante tu vivessi nel mondo che si dice progredito, il mondo che anche nel tuo paese aveva voltato le spalle alla civiltà contadina per sistemarsi nella modernità incivile, è in nome di questa modernità che cominciarono a ricostruire la tua casa e quella degli altri, pensarono perfino che non bastavano le case, ci volevano anche le industrie, ora molte di quelle case sono chiuse come la tua cassa da morto e lo stesso è avvenuto per quelle industrie, non sai che questo fatto a un certo punto è stato utilizzato per combattere quelli che comandavano in queste zone, non sai che le persone del nord Italia che vennero qui ad aiutare furono assai deluse dal sapere di tanti sprechi (si parla di una spesa di sessantamila miliardi di lire, ma i conteggi cambiano a seconda di chi li fa) e diedero credito a un partito che nasceva per dire basta con questa storia del sud, il problema siamo noi, i soldi che facciamo col nostro lavoro non ce li deve togliere nessuno, e infatti nessuno glieli ha tolti, come nessun scandalo a noi ci ha tolto quelli che comandavano e che comandano ancora e che adesso fanno coi fondi europei quello che fecero col terremoto, pure questa è una faccenda scandalosa, ma per ora non fa notizia, manca il detonatore della tragedia, intanto pure l'ingegnere che ha costruito la tua casa caduta non è andato in galera e neppure chi l'ha ricostruita in maniera piuttosto orrenda, il terremoto per te è finito con la fine della scossa, ma per gli altri è continuato molti anni ed è stato una corsa a fare soldi, in questa corsa non c'era tempo per pensare alla bellezza dei paesi, il problema era solo allargali, allungarli e l'opera è stata compiuta con genio e vi hanno partecipato un poco tutti, dal parlamentare che ha fatto la legge per cui si potevano aggiustare anche case che non si erano rotte, all'architetto che ha disegnato con la matita della venalità, al cittadino che si è messo in fila ad attendere quello che gli spettava e se possibile anche qualcosa di più, ora tutti si lamentano, tutti a dire che si stava meglio prima del terremoto, tutti a rimpiangere un tempo in cui si era più uniti e più buoni, a me pare di averla vista questa bontà e questa unione solo fino a quando è durata la paura, fino a quando la gente ha dormito nelle macchine, fino a quando abbiamo cercato di salvarti, poi è andata un po' come ti ho detto.

Franco Arminio

mercoledì 21 novembre 2007

Una sentenza eclatante

Vi propongo una notizia che sta destando enorme scalpore in Irpinia.




21/11/2007

Frana, condanne per Anzalone e Repole
GIOVANNI SPERANDEO Frana di Quindici, condannati a tre anni di reclusione gli ex presidenti della Provincia, Luigi Anzalone, attualmente consigliere regionale del Pd, e Rosanna Repole, l'ex assessore regionale Domenico Zinzi e i tre dirigenti regionali Ettore Zucaro, Bruno Anzevino e Giovanni Cantone. Sono stati riconosciuti colpevoli del reato di omicidio colposo, assolti invece dall'accusa di frana colposa perché il fatto non sussiste. Prosciolti invece da tutte le accuse (disastro ed omicidio colposo) gli altri tre dirigenti regionali finiti sul banco degli imputati: Carmine Di Donato perché il fatto non costituisce reato con Vittoria Basile e Mario Valletta, per non aver commesso il fatto. Questa la decisione emessa dal tribunale di Avellino in sede monocratica (giudice Stefania Amodeo, pm Vittorio Santoro) dopo un'ora di camera di consiglio che rimanda la pubblicazione delle motivazioni a 90 giorni, vista la complessità della sentenza. I tre ex amministratori, in solido con la Regione e la Provincia di Avellino, sono stati condannati al risarcimento delle parti civili costituite, rigettata invece la richiesta di indennizzo proposta dal comune di Quindici. Una sentenza a sorpresa, per certi versi, che piomba come un magigno soprattutto sui tre esponenti politici. Si chiude così, dopo quasi dieci anni, il procedimento giudiziario che puntava a chiarire se vi fossero responsabilità istituzionali per gli eventi franosi del 5 maggio 1998, quando a Quindici morirono 11 persone sotto fango ed acqua. Il processo tendeva ad accertare se vi fosse stata negligenza, imperizia o imprudenza da parte degli enti preposti alla tutela ambientale nel non effettuare programmi, progetti e monitoraggi sul territorio che potessero evitare la tragedia: sono state affidate consulenze tecniche per oltre 500 mila euro. Il procedimento giudiziario partì dalla denuncia dell'avvocato Teodoro Russo, fatta nel giugno del 1998, un mese dopo la tragedia. Il legale, che vide la madre e la suocera perire sotto il fango, presentò in procura la relazione Budetta-Cascini (studiosi del Cnr incaricati dalla Commissione Grandi Rischi) dalla quale si evincevano pericoli da dissesto idrogeologico a Quindici già nel febbraio del 1997. L'inchiesta portò al rinvio a giudizio di nove imputati. Il pm Santoro, nella sua requisitoria, non ha quantificato le richieste di pena per i singoli imputati, lasciando il compito al giudice monocratico Stefania Amodeo che ieri ha emesso la sentenza. I condannati hanno preannunciato ricorso in appello contro la sentenza, che cadrà comunque in prescrizione a maggio prossimo e che potrebbe «rientrare» nell'indulto.

«Un epilogo assolutamente sconcertante»
Anzalone è l'unico imputato irpino ad aspettare in aula la sentenza. Sue quindi le prime reazioni. «Non avrei mai potuto immaginare - ha spiegato l'ex presidente della Provincia - che la pagina più bella e nobile della mia vita personale e politica sarebbe stata prima fatta oggetto di persecuzione del tutto immotivata, pervicace e malvagia e poi sporcata da una condanna nientemeno che a tre anni di reclusione. Neppure nelle più allucinata e kafkiana delle fantasie è concepibile un'aberrazione del genere. A me che dopo aver lottato per una vita contro la camorra del Vallo di Lauro in favore della legalità e del progresso di quella zona; dopo essere stato il primo, a giungere sul luogo del disastro; dopo aver pagato con un grave danno all'occhio sinistro, provocato dallo stress e dal lavoro insonne per affrontare la gravissima emergenza; dopo aver fatto istituire il "Parco Vallo di Lauro-Pizzo d'Alvano", mi vedo condannato al carcere, insieme ad altri, per essere "colposamente" responsabile della morte di alcuni cittadini di Quindici. E questo perché non avrei applicato una circolare regionale del 1992, peraltro del tutto inidonea ad affrontare una devastazione ambientale, circolare di cui non sono stato mai portato a conoscenza, essendo diventato Presidente della Provincia il 7 maggio 1995». Al consigliere regionale del Pd sono giunte ieri le attestazioni di solidarietà da parte di Bassolino, Lonardo, D'Amelio, Sena e Sibilia. Lo stesso difensore Gianfranco Iacobelli parla di legittimo sospetto: «Ritengo che la sentenza sia illegittima e infondata, quindi presenterò una puntuale impugnazione. Poi è evidente il contrasto tra la giusta assoluzione per la frana e la condanna per l'omicidio. Avevo già prospettato ad Anzalone, la necessità di sollevare una questione di legittimo sospetto, ma egli ha sempre fatto diniego a questa proposta. Ritengo che la sentenza sia stata influenzata dai fatti, come avvenne negli anni del terremoto e per altri eventi luttuosi come il Vajont, e quindi risponda più alle esigenze delle parti civili». Rosanna Repole esprime piena fiducia nella magistratura ma «confermo di essere serena rispetto ad una notizia ed un provvedimento che accolgo con grande distacco, sapendo di nulla aver fatto per potermi preoccupare. I provvedimenti politici e amministrativi riferibili alla tragedia che colpì la comunità di Quindici, alla quale ancora oggi va la mia incondizionata solidarietà, sono stati improntati parecchi anni prima della tragedia. Detto questo, debbo evidenziare che mi ritrovo pienamente nelle valutazioni e nelle dichiarazioni già rese dai miei avvocati, Sorvino e Saccone, che stanno già producendo appello al provvedimento della magistratura avellinese». «La sentenza - puntualizzano i difensore della Repole - sebbene faccia giustizia delle accuse di strage e frana colposa, non tiene conto della estraneità dell'Ente Provincia (all'epoca) dal sistema delle responsabilità in materia di Protezione civile, peraltro ribadita dagli stessi consulenti del pubblico ministero».
Il fiume di fango si staccò da Pizzo d'Alvano. Dopo nove anni la sentenza.

dal Corriere dell'Irpinia

Mercoledì 21 Novembre 2007
Condannati gli ex presidenti della Provincia
Quindici - Dopo più di due ore di attesa nei corridoi del tribunale di Avellino, dopo undici anni dalla frana che causò la morte di undici persone, ieri la sentenza del giudice monocratico, la dottoressa Stefania Amodeo. Sono stati condannati a tre anni di reclusione con l'accusa di omicidio colposo plurimo aggravato, Luigi Gesù Anzalone e Rosa Anna Repole, ex presidenti della Provincia di Avellino, l'ex assessore regionale alla protezione civile, Domenico Zinzi, ed altri tre funzionari della regione Campania, Ettore Zucaro, Bruno Anzevino e Giovanni Cantone. Assolti i funzionari Vittoria Basile e Mario Valletta, per non aver commesso il fatto e Carmine Di Donato perchè il fatto non sussiste. Il processo affonda le sue radici nella storia che parte dal cinque maggio 1998, giorno in cui si scaraventò contro il paese la violenza della natura. Una frana che costò la vita a undici persone e che oggi, e a quanto ha dichiarato l'avvocato della parte civile Teodoro Russo «trova giustizia, ma non tanto per i familiari, piuttosto per le vittime stesse. Perchè da questo processo si è capito che la tragedia poteva essere evitata - spiega lo stesso legale e vittima, visto che all'epoca perse madre e suocera - i rischi idrogeologici del territorio erano già conosciuti, grazie a studi e monitoraggi effettuati da studiosi di Roma. Dal loro monitoraggio emergeva che quella zona era interessata da eventi franosi». Tutti e nove gli imputati sono stati prosciolti dall'accusa più grave, quella di disastro colposo, in quanto il reato è andato in prescrizione. E' per questo che il comune di Quindici, che pure si era costituito parte civile, non otterrà alcun risarcimento. L'accusa era rappresentata dal pubblico ministero Fabio Santoro ma diversi sono stati i pm che si sono alternati nei quasi nove anni di durata dell'inchiesta. L'accusa era stata mossa proprio dagli amministratori comunali che avevano più volte denunciato la pericolosità della situazione dal punto di vista idrogeologico e la sottovalutazione dell'evento da parte degli Enti, quali la Regione e la Provincia che avevano il ruolo di programmazione del territorio. A questo punto appare scontato il ricorso degli imputati in appello contro la sentenza del tribunale di Avellino. Il primo a dichiararlo a fine sentenza è stata il legale del consigliere regionale Anzalone, Gianfranco Iacobelli: «Una sentenza assurda ed inconcepibile. Infondata l' accusa di omicidio colposo. Ascolteremo prima le motivazioni - previste tra circa novanta giorni - del giudice e poi agiremo come di diritto: impugneremo sicuramente il ricorso in appello». "Sbigottimento e rammarico" da parte di Giuseppe Saccone, avvocato difensore di Rosanna Repole. Per gli avvocati di parte civile, invece, giustizia è fatta per le undici vittime. Gli imputati dovranno risarcire il danno alle parti civili del processo: a Teodoro Russo cinque mila euro, ad Alba Napolitano, Aniello Russo, Francesco Napoletano sette mila euro complessivamente. A Vincenzo Scafuro, Aniello Scafuro, Teresa Scafuro, Giuseppina Scafuro, Annunziata Iorio complessivi undici mila euro, a Concetta Russo, Domenico Ruggiero, Antonietta Russo in totale sette mila euro, ed infine, a Nisi Sebastiano cinque mila euro.

da Irpinianews.it

Quindici, Repole: Serena del mio operato. Fiducia nella magistratura
In merito alla condanna per i noti fatti di Quindici, l'ex Presidente della Provincia, Rosanna Repole, ribadisce la propria posizione. Responsabilità e coerenza: queste le matrici del comportamento dell'allora presidente della Provincia indirizzato ad un alto senso di solidarietà. "Nel ribadire la mia piena fiducia nell'operato della magistratura – ha spiegato in una nota - confermo di essere assolutamente serena rispetto ad una notizia ed un provvedimento che accolgo con grande distacco, sapendo di nulla aver fatto per potermi preoccupare. I provvedimenti politici e amministrativi riferibili alla tragedia che colpì la comunità di Quindici, alla quale ancora oggi va la mia incondizionata solidarietà, sono stati improntati, all'epoca della mia presidenza, parecchi anni prima della tragedia, a grande responsabilità e coerenza, tali da farmi sentire assolutamente tranquilla. Detto questo, debbo evidenziare che mi ritrovo pienamente nelle valutazioni e nelle dichiarazioni già rese dai miei avvocati, Sorvino e Saccone, che stanno già producendo appello al provvedimento della magistratura avellinese. In ogni caso non posso non evidenziare come ancora una volta i cittadini si trovino a fare i conti con almeno tre giustizie: quella dei fatti accaduti, quella delle interpretazione dei media e quella degli organi giudiziari. E va da sé che le tre letture non sempre sono coincidenti".

Balle ed ecoballe a Lioni


Telealtairpinia segnala mercoledì 21 novembre 2007 - ore 10.20 Ecoballe a Lioni, e non ci pensiamo più....... Scende il gelo in Alta Irpinia e spuntano le... ecoballe a Lioni - E' sceso il gelo in Alta Irpinia: non quello atmosferico che pure è aumentato a dismisura nelle ultime giornate, bensì quello politico e delle scelte. La notizia dell'ultima ora riguarda l'individuazione del sito ecoballe nel territorio di Lioni. Una cava nei pressi del Fiume Ofanto ed a confine con il territorio di Teora. La notizia ha fatto il giro del paese e degli addetti alla politica. Le perplessità evidenziate a più riprese circa l'eventuale individuazione di un sito in Alta Irpinia ormai sono diventate più di una certezza. Nel pomeriggio inoltrato la notizia è stata portata a conoscenza del primo cittadino Rodolfo Salzarulo ed è stata confermata da personaggi politici della zona. Nel mirino ora, la scelta della zonizzazione effettuata dall'Ente Provincia con il voto favorevole della maggioranza e l'astensione dell'opposizione. Il sito indicato a Lioni sarebbe quasi al centro degli snodi viabili e non lontano dallo stesso centro abitato. Le ore che verranno serviranno a confermare in modo più ufficiale la notizia ed anche le nascenti tensioni politiche che si potranno verificare nel neonato Partito Democratico.

lunedì 19 novembre 2007

Lioni e l'emergenza rifiuti in Campania




Da Lioni al Baianese pronti al dialogo e alle barricate
«Ho appreso la notizia mentre ero a Roma per la vicenda dei fondi per la ricostruzione post sisma. Dò con tranquillità e pacatezza la mia disponibilità al confronto ma sull’idoneità del sito conservo l’atteggiamento scettico che ho sempre tenuto». Non si scompone più di tanto il sindaco Rodolfo Salzarulo alla notizia della individuazione di Lioni come possibile discarica irpina.«E’ la quarta volta - spiega - che individuano Lioni come sito di stoccaggio ma non hanno fino ad oggi potuto provare la conformità del sito alle norme minime di sicurezza per l’ambiente e per i cittadini. Non dico no dunque all’esame dei tecnici ma sono convinto che finirà come in passato». Quello di Lioni, come spiega lo stesso Salzarulo è infatti «un territorio angusto, attraversato dal fiume Ofanto e per giunta densamente abitato. Esiste una zona pressocché disabitata ma è quella montana, che fa parte del parco dei Picentini. Una zona protetta dove scorre la falda acquifera che alimenta l’acquedotto pugliese». Sono queste condizioni a far sorridere il sindaco di Lioni. «La cosa sta diventando quasi ridicola. Per tre volte i tecnici son venuti, hanno osservato la zona, mi hanno sorriso dicendomi "Sindaco che ci avete fatto venire a fare?". Io ho offerto loro il caffe e ho spiegato che non ero stato io a segnalare il sito». Appare tranquillo il sindaco. Si infervora solo quando ricorda «le 450 tonnellate di rifiuti che ancora ammassate vicino al depuratore nel sito provvisorio allestito un anno fa. Sto facendo in questi giorni riunioni su riunioni per risolvere il problema ma ancora non ho ricevuto risposte. E questo è grave soprattutto perché chiediamo ai nostri cittadini sacrifici economici per una differenziata al di sopra del 65% ma non possiamo tutelarli da questa vera e propria bomba ecologica». Quando infine gli si chiede perché mai secondo lui si sceglie sempre Lioni come sito di stoccaggio risponde: «Non ne ho idea, i percorsi della mente umana sono spesso tormentati. Non so chi abbia indicato il sito ma dico "verificate pure le condizioni di idoneità, non le troverete"». Non ha voglia di parlare invece il sindaco di Petruro Irpino Mauro Zarrella. Quando finalmente in serata lo si riesce a raggiungere per telefono è con la sua giunta convocata in via straordinaria per discutere della situazione. «Non ho ricevuto alcuna comunicazione in via ufficiale - dice - No so nulla per questo non posso rilasciare alcun commento. L’unica cosa che so è che domani (oggi per chi legge, ndr.) sono stato convocato in prefettura a Napoli. Lì avrò maggiori informazioni a riguardo e potrò anche dare il mio commento». Anche nel Baianese c’è preoccupazione. E non solo per l’indicazione del vicino comune di Casamarciano come sito napoletano di stoccaggio. Nella mattinata infatti era circolata anche l’ipotesi di una discarica a Baiano. Per questo il presidente della Comunità Montana Franco Vittoria e il sindaco del comune irpino Vincenzo Cavaccini stanno pensando ad un consiglio intercomunale da convocare ad horas. «Questa area a ridosso della discarica di Tufino - dice Vittoria - ha già dato molto. Parlano chiaro purtroppo i dati sull’incidenza delle malattie tumorali in quest’area. La nostra intenzione è quella di aprire una discussione seria su una problematica che non interessa solo Casamarciano ma tutto in territorio che deve ora essere bonificato e avviato allo sviluppo».Il presidente della Comunità Montana Vallo Lauro Baianese parla di Tufino come «una ferita ancora aperta». Per questo è pronto insieme agli altri amministratori dell’area a dir no alla discarica. «Già domani ci sentiremo con i sindaci del Nolano e con quello di Casamarciano per allargare il dibattito e creare condizioni alte di ragionamento. Occorre responsabilità in questo momento così delicato per la Campania, ma occorre anche sapere che ci sono territori a cui non si può chiedere più nulla».